L’infertilità dramma occidentale

estratti dall’articolo L’infertilità dramma occidentale di Roberto Volpi del 19 dicembre 2016

C’è un problema di infertilità della popolazione italiana che va ben al di là del numero delle nascite, in calo da anni e anni e che ormai da un anno all’altro fa segnare il record storico delle minori nascite di sempre nel nostro paese. Non sono infatti soltanto le nascite a perdere terreno inesorabilmente, sono i concepimenti nel loro complesso – dati dalle nascite più le interruzioni volontarie di gravidanza e gli aborti spontanei – a perderne ancora di più dal momento che gli aborti, sia volontari che spontanei, registrano un crollo di proporzioni assai superiore a quello delle nascite.

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Ma non si può ignorare la questione di fondo, semplicissima e riassumibile in questi termini: per avere la capacità di fare figli bisogna farli, i figli, perché se non si fanno quella capacità si indebolisce e declina. Ora, il punto è questo: che in occidente, e l’Italia ne è la punta di lancia, sta sempre più precipitando, tra sfiducia nel futuro, scetticismo esistenziale e individualismo, la voglia stessa di fare figli, mentre quei pochi che si fanno si pretendono esenti da rischi: cosicché li si sposta sempre un po’ più in là nel tempo, a sicurezze personali e famigliari tutte acquisite. Ed è così che l’orizzonte esistenziale dell’individuo si presenta mai come oggi tanto privo, e privato, della prospettiva dei figli. Ma se questa prospettiva viene meno, scompare anche la capacità fisiologica di renderla concreta. 

Tornare all’essenziale

estratti dall’intervista di Alessandro Catto a Piero Mozzi “L’Occidente torni ad essere essenziale” del 17 febbraio 2017

(…) 2) Quale soluzione propone a questa deriva della società occidentale?

Bisogna tornare a guardare al futuro e ai giovani. Il futuro ce l’hanno in mano i popoli giovani, che si riproducono molto. Sono popoli che spesso vivono in condizioni precarie e con una altissima mortalità infantile, ma che producono figli forti, dotati di una età media molto giovane, popoli che davanti a sé vedono un futuro che parla ancora di presenza, non di scomparsa. Bisogna capovolgere l’occhio, bisogna vedere la salute dei giovani non dei vecchi, invece la longevità viene oggi messa al primo posto, arrivando alla situazione che viviamo oggi in Italia, dove vi è una stragrande presenza di anziani e una natalità pari a zero, con pochissimi giovani. In pace ed abbondanza, senza situazioni critiche come quelle belliche paradossalmente non si mette al mondo nessuno. (…)

3) Quali sono le cause profonde di questa infertilità vissuta in Italia, in Europa e generalmente nel mondo occidentale?

Le cause sono la mancanza dell’istinto di riproduzione e l’infertilità delle donne, dovuta soprattutto ad una alimentazione scorretta. Si promuove un fertility day che non parla delle cause fisiche principali dell’infertilità, come il consumo di latte e derivati, con delle gravidanze fatte in età spesso troppo avanzate. Poi vi è anche un grande problema culturale, un problema storico e ciclico già vissuto anche al tempo dell’impero romano. La classe dirigente romana nei primi secoli di splendore indirizzava i propri figli verso il comando, l’arte militare, verso una vita essenziale. (…)

4) Bisogna quindi riscoprire il valore dell’essenzialità?

Certo, l’essenzialità nella vita è fondamentale. Un popolo essenziale avrà sempre un futuro. L’Occidente si è sviluppato, arrivando al culmine della sua forza, ora sta vivendo un declino e dietro di lui vi sono popoli più forti ed essenziali, che premono alle porte. È scritto nella storia e nel nostro presente, i popoli essenziali sanno affrontare difficoltà incredibili, hanno un coraggio incredibile. (…)

(…) Serve un ritorno all’essenzialità che non significa privazione o arretratezza, ma il ritorno ad una cultura semplice, frugale, essenziale, pratica, basata sulle fondamenta della natura umana. Non serve creare superuomini, superanziani, vetusti centenari attaccati ad un respiratore, ma giovani capaci, svelti, lucidi e in salute. Serve implementare un progresso vero, che miri a far star bene l’uomo e a preservare la salute della società in cui vive, non un consumatore assuefatto da bisogni indotti e da false mete. Va quanto prima ribaltata questa logica distruttiva, o per l’Europa le porte del declino totale si spalancheranno sempre più velocemente.

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V’è dunque nella nostra terra un fondo inesauribile di forza creatrice

Gabriele D’Annunzio – Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1° marzo 1938

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“V’è dunque nella nostra terra un fondo inesauribile di forza creatrice, un nucleo d’energie latente ove si ristora perpetuamente la vita che si consuma in noi, ove si formano in segreto i corpi gagliardi, i cuori vasti, gli spiriti luminosi che domani c’irradieranno all’improvviso.
È vero dunque che la nostra terra è ancóra tanto ricca da poter nutrire il germe della più alta speranza.” Firenze 1900

Gli ultimi indicatori Istat sulla popolazione italiana

estratti da Indicatori demografici – stime per l’anno 2015 pubblicato da Istat il 19 febbraio 2016

Infografica 2015

Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti.

I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L’età media delle madri al parto sale a 31,6 anni.

Il saldo migratorio netto con l’estero è di 128 mila unità, corrispondenti a un tasso del 2,1 per mille. Tale risultato, frutto di 273 mila iscrizioni e 145 mila cancellazioni, rappresenta un quarto di quello conseguito nel 2007 nel momento di massimo storico per i flussi migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero di stranieri sono state 245 mila e 28 mila i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l’estero riguardano 45 mila stranieri e 100 mila italiani.

Gli ultrasessantacinquenni sono 13,4 milioni, il 22% del totale. In diminuzione risultano sia la popolazione in età attiva di 15-64 anni (39 milioni, il 64,3% del totale) sia quella fino a 14 anni di età (8,3 milioni, il 13,7%). L’indice di dipendenza strutturale sale al 55,5%, quello di dipendenza degli anziani al 34,2%.

Diminuisce la speranza di vita alla nascita. Per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (da 85). L’età media della popolazione aumenta di due decimi e arriva a 44,6 anni.

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